giovedì, 18 giugno 2009
locandina di Massimo Giacci e Sabrina Manfredi
e anche qui
(grazie a Gaja, per tutto)
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categoria:scrivere, diario, mondoblog
lunedì, 18 maggio 2009
pizzavista in una vetrina torinese, a San Salvario.
(la precisazione anagrafica mi sembra stupenda.)
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categoria:diario, cavoliamerenda, il mondo di fuori
venerdì, 01 maggio 2009
ricordo che una volta, tanti (non troppi) anni fa, Peter Ustinov raccontò in televisione un aneddoto che mi è rimasto impresso.

in qualità di ambasciatore dell'Unicef, doveva partecipare a uno spettacolo in un paese di cui non parlava la lingua. il pubblico era composto essenzialmente di bambini, quindi recitare in inglese (o in un'altra delle sette lingue che parlava più o meno correntemente) era fuori questione. ma che numero preparare allora per lo spettacolo?
Ustinov decise di ricorrere al mimo. non avendo certo un fisico alla Marcel Marceau, e dovendo tener conto della distanza tra palcoscenico e ultime file di poltrone, poteva ricorrere solo limitatamente alle risorse dell'intero corpo o dell'espressività facciale. cosa rimaneva? le mani.
unì dunque le mani come se sorreggessero qualcosa, e agitò le dita per imitare il palpito delle ali di una colomba. la platea infantile lo fissava con espressione seria e un po' critica, in perfetto silenzio. Ustinov giocò per qualche istante con il volatile immaginario, finse di accarezzarlo, di trattenerlo appollaiato su un dito, di placarne qualche ribellione accennata, poi con un movimento repentino sembrò dargli l'abbrivio perché spiccasse il volo verso il soffitto della sala.
e tutti i bambini del pubblico, tutti, nessuno escluso ─ l'intera sala ─ alzarono la testa e si voltarono per seguire il volo della colomba che non c'era.

ecco, per me scrivere ─ scrivere bene, cosa che non sempre riesce ─ è un po' così.
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categoria:scrivere, spigolature, missing the point
giovedì, 23 aprile 2009
lo so, lo so, lo so. che senso ha continuare a tenere un blog se non lo scrivo? che senso ha deprimersi per la mancanza di lettori e le chiavi di ricerca improbabili (e monotone, soprattutto, monotone!) se non foraggio questo spazio personale con food for/from thoughts adeguato? che senso ha appuntarmi su brogliacci destinati alla dispersione più o meno immediata argomenti stuzzicanti che prima o poi dovrei trattare sul blog?

[segue una serie di scuse a scelta, tutte ugualmente implausibili.]

e vabbè. il guaio, probabilmente, è che ho la testa che va più in fretta delle mani ─ o meglio, le mani che vanno più lente della testa, e questo si vede anche dalla velocità con cui lavoro. il tutto accompagnato, in certi momenti che si verificano sempre più spesso, da improvvisi blackout di fantasia, sia nel senso comunemente inteso (anche dal De Mauro) di «facoltà della mente umana di creare o rappresentare immagini, fatti e sim.», sia nel senso più napoletano di «voglia (particol. di fare)». e allora cerco di supplire con l'occasionale cazzatella, il fattariello in due righe, la foto postata a schiovere (non a caso questo blog ha una sezione apposita dedicata ai «cavoliamerenda») e altri mezzucci indegni di una mente brillante come l'utilizzo eccessivo degli emoticon forniti da Splinder.

o con niente del tutto. o con post come questo.

insomma quello che voglio dire è: ehi, io ci sono ancora. può capitare che sia là fuori (un po' troppo fuori, magari) a leggere, tradurre, ascoltare, guardare. prima o poi torno, giuro che torno. e voi, mi aspettate?
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categoria:diario, mondoblog, missing the point
sabato, 14 febbraio 2009
questi olandesi non finiranno mai di stupirmi. dunque, come saprete, in questi giorni ricorre il bicentenario della nascita di Charles Darwin, e questo ha dato il via tanto alle celebrazioni quanto a un intensificarti delle polemiche sulle sue teorie scientifiche. ebbene, in Olanda c'è un gentile signore di nome Johan Huibers che, per niente d'accordo sulla visione evoluzionistica propugnata dal caro Charlie, ha pensato bene di dare corpo alle sue convinzioni in maniera solida, per dimostrare che il creazionismo regge, anzi (letteralmente) sta a galla.

fonte: Wikipedia
Ark van Johan (foto: Wikipedia)
e infatti il signor Huibers, che è falegname, ha investito circa centomila euro e due anni di lavoro per costruire una riproduzione dell'Arca di Noè. l'ha fatta seguendo punto per punto la descrizione contenuta nella Bibbia, anche se il natante, ha precisato, è lungo circa la metà rispetto alle misure indicate. ha anche utilizzato cedro e pino americani, ma solo perché non è stato possibile identificare in modo certo il legno di gopher di cui parla il Sacro Libro. pare comunque che si trattasse di un legno resinoso, quindi, se non la lettera, almeno lo spirito delle prescrizioni divine è salvo.

l'Arca di Johan (come è stata prontamente ribattezzata), aperta al pubblico nel 2007, ha poi preso il largo ─ per modo di dire, dato che si sposta via canali da un porto all'altro dell'Olanda per diffondere il Verbo. e quando parlo di «diffondere», dico sul serio: il solerte Johan ha infatti prodotto anche un opuscolo in cui confuta punto per punto le tesi darwiniane, da distribuire porta a porta. c'è un problema, però: la legge olandese proibisce la distribuzione di stampati propagandistici se il destinatario non desidera riceverne. e allora? niente paura: l'infaticabile ─ e rispettoso ─ Johan ha trovato la soluzione. ha fatto stampare un adesivo simile a quello che si appiccica di solito (sempre in Olanda) sulle cassette della posta per indicare se si vogliono ricevere o no volantini pubblicitari. poi bussa alle porte e dice cortesemente: «Buongiorno, sono un creazionista. Vuole il mio opuscolo o l'adesivo di rifiuto?»

dite la verità: avercene, di fondamentalisti così.
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categoria:spigolature, olanda, il mondo di fuori
venerdì, 30 gennaio 2009
e io lo ammetto: sono pigra. certo, è più facile trovare una frasetta sfiziosa come status che mettere insieme un post che abbia qualche senso ─ come si è notato, credo, dagli ultimi vani tentativi. però non voglio abbandonare il blogging, porcomondo! (anche se in fin dei conti lo sto facendo.) che tristezza.

che poi io vi conosco, o voi che venite (su una media di 4-6 visite al giorno) a spizzare sul mio blog: ci sono gli speranzosi, quelli che vengono a buttare un occhio tanto per vedere se si è mosso qualcosa (mia madre, per esempio), e appena il feed annuncia che c'è qualcosa di nuovo vengono a leggerselo caldo caldo di giornata (o di nottata, com'è più spesso il caso ─ comunque grazie, cari/e); gli indagatori, quelli che arrivano dal link di qualche altra pagina, si guardano un po' in giro e se ne vanno, e quello che gli è piaciuto o no non lo saprò mai; e infine gli utilitaristi, quelli che arrivano direttamente da Google, stranamente con chiavi di ricerca molto simili, e trovano o non trovano quello che andavano cercando. anzi a questo proposito vorrei aprire uno spazietto di pubblica utilità, così almeno spero di dare una risposta alle domande più frequenti:

1) «tema: le mie vacanze» - no, cicci. qui non lo trovate il vostro tema, come ho già spiegato qui. da bravi, su, spremetevi le meningi per conto vostro.

2) «cani perduti senza collare» - ma che per caso il libro di Cesbron è stato incluso in qualche programma scolastico di letture? dall'Alpi alle Piramidi, vengono tutti a cercarlo qui il riassuntino. anche per voi, sorry, no tripes for cats. rien à faire. nada. niente.

3) «lavorare da Flor do Café» - spiacente. non ho nulla a che fare con la celeberrima catena di torrefazioni napoletana.

4) «gonfiore guancia gatto» - è un ascesso, guagliu'. che siano problemi di denti o una ferita infettata, portatelo dal veterinario.

5) «come giocare al dottore» - suvvia. che ve lo devo spiegare io? ;)
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categoria:diario, mondoblog, missing the point
giovedì, 29 gennaio 2009
oggi a pranzo, al bar Ponte Milvio, hanno servito come pane una specie di minuscole baguettes, lunghe come la mia mano, la circonferenza di una decina di centimetri, cosparse di grano tritato.

ne ho spezzata una, e col profumo della mollica mi è tornata in mente la Francia con la forza di un ricordo fresco, come un posto dove sono stata molto felice e da cui sono tornata da poco.

ma sono tre anni che non vado in Francia; e allora, da dove viene questa impressione a metà fra memoria e nostalgia?

poi mi sono ricordata che in questo periodo sto leggendo la mia ottava biografia di Colette.
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categoria:libri, diario, missing the point, ohlala france
martedì, 13 gennaio 2009
state a sentire questa.

notte di gennaio. una notte tranquilla, perfino tiepida (il tramonto era stato limpido), ma sapete quelle notti in cui dormiamo ma c’è qualcosa che ci turba, c’impedisce la placidità, parole che continuano a girarci e rigirarci nella testa come nel delirio della febbre.

gli incendiarono il letto / sulla strada di Trento / riuscì a salvarsi dalla sua barba / un pettirosso da combattimento.

insomma io dormivo ma il mio era un sonno agitato, ingolfata com’ero da queste parole a cui non pensavo da tanto tempo ─ né a chi le aveva scritte ─ e alla cui presenza cercavo di trovare un senso senza riuscirci. poi si è alzato il vento.

la scimmia del Quarto Reich / ballava la polka sopra il muro / e mentre si arrampicava / le abbiamo visto tutti il culo.

qui mi sono svegliata, perché era un vento forte. tanto forte che ha spalancato il balcone della cucina. sono balzata fuori dal letto per correre a chiuderlo prima che si spaccassero i vetri, e per recuperare i panni stesi prima che si spargessero su tutto il vicinato. ecco cos’era, mi ripetevo mentre lottavo con le camicie e le sottovesti: sta arrivando un temporale. uno grosso. non c’è altra spiegazione.

la piramide di Cheope / volle essere ricostruita in quel giorno di festa

non mi ero mai trovata in un vento così. dovevo opporre resistenza con tutte le mie forze

masso per masso

per muovermi sul balcone, e mi ritrovai a ripetere quelle parole come un mantra

schiavo per schiavo


mentre mi appoggiavo con tutto il mio peso alla maniglia

comunista per comunista


per richiudere le vetrate. sono tornata a letto chiedendomi che diamine volesse dire tutto questo ─ perché un significato c’era, non avevo dubbi.

il giorno dopo era una giornata bellissima, tranquilla. nessuna traccia di vento né di temporali. nemmeno bagnato per terra. sono andata in ufficio come al solito, ed è stato solo quando ho aperto il sito di Repubblica che ho capito tutto ─ il vento, le parole, e perfino che giorno era.

era l’11 gennaio 1999.
foto: (c)  Wikimedia
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categoria:musica, diario, missing the point, il mondo di fuori
venerdì, 09 gennaio 2009
io volevo, giuro che volevo ricominciare a fare la puella (vabbè) sedula sul blog con l'inizio dell'anno nuovo, ma quando bisogna riorganizzarsi una vita non è che poi... sapete com'è... facciamo così, per adesso vi posto una cosa assolutamente imperdibile capitata oggi a un meteorologo della televisione tedesca, e poi domanièunaltrogiornoessivedrà.
raccomando di tenere d'occhio il margine inferiore dell'inquadratura verso il diciottesimo secondo, e poi quel che segue nel resto dell'inquadratura. chi capisce il tedesco potrà gustare meglio, ma confido che anche gli altri non rimarranno delusi. buona visione!

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categoria:gatti, spigolature
lunedì, 17 novembre 2008
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foto: (c) Don Tone
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categoria:diario, missing the point