domenica, 11 maggio 2008
i giornali stranieri si spassano con il line-up del nuovo governo Berlusconi, e figuriamoci se il Telegraaf si lasciava scappare l'occasione («Il ministro più bello del mondo»).

ma se così stanno le cose ─ se anche in politica è assodato che l'occhio vuole la sua parte ─ io, che tengo d'occhio la politica olandese già da un po' (più d'occhio che d'orecchio, dato che almeno in tv riesco a capire sì e no un quinto di quello che dicono), comincio ad avere più solidi motivi per preferire l'esecutivo batavo a quello nostrano.

Wouter Bosnon si discute: lì è tutto un altro (bel) vedere. e a parte Balkenende-Harry Potter, che se si trovasse da queste parti sarebbe il pendant moro del Cicciobello brizzolato Rutelli (e a Balky, in certe foto, veramente manca solamente il ciucciotto), che cosa ne direste se il volto della sinistra fosse questo qui a destra? [sì, mi sono tolta uno sfizio impaginando il post...] nella fattispecie quello di Wouter Bos, leader del PvdA cioè Partito dei Lavoratori e ministro dei Trasporti, afflitto da un nome che gli ha attirato immediatamente il soprannome Wouter de Boskabouter,  «Wouter lo gnomo  del bosco».  incidentalmente, «Wouter» è la versione olandese di «Walter».

Mark Ruttee non ci fermiamo qui. l'opposizione, rappresentata dal VVD cioè Partito del Popolo per la Libertà e la Democrazia (vi ricorda niente?), ha il faccino da pizzicotti che trovate qui a sinistra [eh eh eh]: quello di Mark Rutte, già segretario di stato per gli Affari Sociali e l'Impiego nel primo gabinetto Balkenende. liberale nel midollo, anche se molto criticato dal suo stesso partito (hanno fatto scalpore le discussioni poi approdate, nel 2007, all'espulsione dal partito di Rita Verdonk, che alle elezioni dell'anno prima aveva preso più voti di lui e di recente è andata avanti fondando un partito tutto suo, Trots Op Nederland ossia «Orgogliosi dell'Olanda), sembra curiosamente un nipotino di Prodi, ma è di tutt'altra pasta politica e caratteriale.

Camiel Eurlingse infine, potevamo scordarci il centro? ma no...! quindi ecco a voi Camiel Eurlings del CDA (Appello Cristiano Democratico), già vicepresidente del Partito Popolare Europeo e oggi ministro dei Trasporti e delle Acque (come potete capire, un ministero chiave per l'economia olandese). col suo riccioletto ribelle ma non troppo, il facciotto ben nutrito da bravo ragazzo d'altri tempi, pare che sia il politico preferito dalle casalinghe del Limburgo, che arrivano in massa all'Aia per fare il tifo per il «nostro Camieleke» ─ e si capisce perché.

insomma, datemi della frivola se volete, ma io i politici olandesi li trovo, non dico più simpatici, ma perlomeno più guardabili. giudicate voi stessi. e anche se ci sono eccezioni alla regola del bello-è-meglio (per dirne una, sono sicura che né Ignazio La Russa né il suo omologo Eimert van Middelkoop riuscirebbero a passare le selezioni per Mister Universo), l'impressione generale è diversa. o no? fatemi sapere.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 16:02 | Permalink | commenti
categoria:olanda, povera patria, cavoliamerenda, missing the point, il mondo di fuori
martedì, 06 maggio 2008
lettureper motivi in massima parte indipendenti dalla mia volontà, ma dipendentissimi dalla mia vita, quest’anno non sarò qui. sto ancora cercando di decidere se mi fa più piacere o dispiacere, ma tant’è.

chiamatela carrozzone, chiamatela mercato, chiamatela bolgia o come vi pare, ma la Fiera del Libro di Torino (Salone per i nostalgici) è un evento da vedere, almeno per chi ha la fissa della sottoscritta. è anche un’ammazzata notevole, almeno per chi fa il mestiere della sottoscritta. è una botta di vita per il cervello e l’anima. è una botta e basta per la schiena e i piedi. (per la testa valgono entrambe le botte.)

cinque giorni (o quattro, o tre, o due: dipende da quanto può investire in posti letto il tuo datore di lavoro); nonsopiuquantimila metri quadrati zeppi del meglio (e qualche volta del peggio) dello scibile umano; vedersi passare davanti le nonne in carrozzella e i bimbi delle elementari col berretto di Geronimo Stilton; fare a “scagnapresutti” con gli stand confratelli (quelli delle case editrici che non sono più “piccole” e non sono ancora “grandi”); andare a ubriacarsi con colleghi, amici e rivali, su qualche pista improbabile fino alle quattro di mattina e oltre (e il giorno dopo, alle dieci, di nuovo allo stand): tutto questo è certo che mi mancherà. però, certo, non sono tutte rose e fiori... in altre parole, l’unico modo per salvarmi dal magone è ricorrere alla celeberrima filosofia nota come volpeluvismo. e aspettare l’anno prossimo. ecco dunque il bello e il brutto, dal mio punto di vista personale, della più importante fiera libraria italiana.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 23:19 | Permalink | commenti (5)
categoria:libri, diario, lavoro, sfizi
venerdì, 02 maggio 2008
nel mondo anglosassone gli earworms sono quei motivetti più o meno idioti che ti si piantano in testa e ti ritrovi a canticchiare nei momenti più impensati. certo si tratta di una specie di anellidi ben nota anche da noi, solo che non sono riuscita a farmi venire in mente un termine italico atto a designarli. (suggerimenti benaccetti.)

beh, comunque questo particolare earworm arriva dal Belgio, è la canzone che è stata scelta per rappresentare la patria del Manneken Pis all'Eurosong Festival, ed è un po' il caso musicale dell'anno per i fiamminghi. come lo so? lo so perché a dividere la casa con un olandese in preda alla sindrome da partono-i-bastimenti-per-terre-assai-lontane si ascolta (più che guardare, dato che ho la scrivania accanto alla tv) un sacco di televisione via satellite sul canale BVN, Beste van Vlaanderen en Nederland. e a seguire fedelmente la BVN si finisce per ascoltare, oltre a un sacco di programmi olandesi, anche un sacco di programmi belgi, o meglio fiamminghi. e in questo periodo pre-Eurosong i belgi/fiamminghi se la menano un sacco con questa canzoncina, O julissi na jalini (di un gruppo parafolksimilbalcanico che si chiama Ishtar), accattivante quanto vi pare, ma earworm come pochi. vi sfido in massa ad ascoltarla e a non ribeccarvi a canticchiarla di soppiatto. anzi ─ dato che sono una personcina perfida ─ sotto il video vi aggiungo il testo, ma non la traduzione: si tratta di una lingua completamente inventata, e anche se avesse un qualche senso non sono sicura di volerlo conoscere.




O julissi na jalini / O julissi na ditini / O bulo diti non slukati / Sestrone dina katsu
O julissi na ti buku / O julissi na katinu / Dvoranu mojani bidna / Marusi naja otcha tu
(Pokoli sestro moja kona) Moja kona / (Pokoli meni dita boja) Dita boja / (Jalina pitsu marusinja) Marusinja / (Kolosali) krokodili
O julissi na jalini / O julissi na ditini / O bulo diti non slukati / Sestrone dina katsu
O julissi na ti buku / O julissi na katinu / Dvoranu mojani bidna / Marusi naja otcha tu
(Pokoli sestro moja kona) Moja kona / (Pokoli meni dita boja) Dita boja / (Jalina pitsu marusinja) Marusinja / (Kolosali) krokodili
O julissi na jalini / O julissi na ditini / O bulo diti non slukati / Sestrone dina katsu
O julissi na slukati / O julissi na kotchali / Od nu je dvorian ne si bili / Precko sti budo najali
O julissi na ja / O julissi na jalini / O julissi na ditini / O bulo diti non slukati / Sestrone dina katsu
O julissi na jalini / O julissi na ditini / O bulo diti non slukati / Sestrone dina katsu
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 22:57 | Permalink | commenti (3)
categoria:musica, spigolature
mercoledì, 30 aprile 2008

Povera Roma mia!!! È fatto il danno:
fasci, cialtroni e palazzinari
mò t'hanno regalata ad Alemanno
pe' fatte comanda' dai tassinari.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 22:31 | Permalink | commenti (2)
categoria:povera patria, missing the point, il mondo di fuori
mercoledì, 30 aprile 2008
Janos Sul Ponte mi è venuto incontro e mi ha offerto un grosso mazzo di fiori.

fiori
sono rimasta senza parole. e lo sono ancora.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 00:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:diario, cani perduti senza collare
mercoledì, 23 aprile 2008
anche se passa principalmente per (e in parte è) un covo di adolescenti sfaticati che cercano solo di farsi fare i compiti a casa, ogni tanto la sezione "Arte e cultura" di Yahoo Answers qualche lato sfizioso ce l'ha: per esempio, ogni tanto spunta un cervello brillante che invita gli altri a recensire in dialetto il libro che stanno leggendo. e diciamocelo, non è un po' lo spirito che ha fatto la fortuna di Johnny Palomba? perciò ecco la mia; e quasi quasi mi sa che ho voglia di continuare.

(ovviamente, non ho il talento linguistico di Eduardo De Filippo o Roberto De Simone; però credo che per farsi quattro risate basti.)

nun ce jettammommo' mmo' aggio fernuto "Nun ce jettamm' abbascio" 'e 'nu rumanziere inglese ca se chiamma Nick Hornby, e mm'è paruto nuncemmale.

è 'a storia 'e quatto perzone ca (tu vide 'a cumbinazzione) se vulessero jetta' tutt'e quatto 'a coppa 'o stesso palazzo 'a notte 'e Capodanno. ovviamente, comme se vedono llà 'ncoppa, è tutto 'nu «no, m'aggia jetta' io, ma tu che te jette a ffa'», «a chi, io sto peggio cumbinato, ma tu nun te jetta' ca me faje troppo dispiacere si te jette...» inzomma pe' quaglia', 'a fine scinneno tutt'e quatto e dicono: «facimmo accussì, pe' mmo' nun ce jettammo, però vedimmo si se po' cumbina' pe' San Valentino, pigliammo appuntamento ccà 'ncoppa e ce jettammo tutt'e quatto... si tenimmo ancora genio 'e ce jetta'...»

però 'a storia nun fernesce accussì, è cchiù cumplicata ancora, però tutta nun v''a conto ca sinnò ve levo 'o sfizio...
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 15:05 | Permalink | commenti
categoria:libri, mondoblog, sfizi, cavoliamerenda
martedì, 22 aprile 2008
una canzone che m'intriga assai s'intitola Deshabillez-moi, scritta da Robert Nyel (parole) e Gaby Verlor (musica) per Juliette Gréco, che la incise con malizia e perizia nel 1967. l'ho addirittura ascoltata dal vivo l'anno scorso al Parco della Musica di Roma, introdotta da Juliette ─ ottant'anni freschi freschi, all'epoca ─ con le parole: «anche se sono vecchia, ritengo di avere ancora abbastanza senso dell'umorismo per cantarla!»; e infatti la sua interpretazione è stata deliziosa. eccone una versione d'epoca:


 
in tempi più recenti, la canzone è stata "coverata" da diverse signore e signorine, tra cui Mylène Farmer e la mia ultima scoperta in fatto di musica olandese, la grintosissima Wende Snijders; ed è appunto di lei che volevo parlare oggi.

in due parole (anzi, sei): Wende è una forza della natura. classe 1978, interprete in tutti i sensi, si è fatta un nome in patria con una serie di cover di chansons da Jacques Brel a Serge Gainsbourg a Edith Piaf, spinte appena un po' più in jazz. o anche parecchio. guardatela qui, e ditemi se non è favolosa (o terrorizzante, se siete maschi):



insomma, il mio consiglio è: ascoltate Wende Snijders. cercatela, scovatela e ascoltatela. (se poi volete vederla, che è anche meglio, su YouTube c'è di che saziarvi.) e ascoltate la musica olandese: riserva un sacco di belle sorprese.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 11:14 | Permalink | commenti
categoria:musica, spigolature, olanda, sfizi, cavoliamerenda, ohlala france
sabato, 19 aprile 2008
vabbè, rassegnamoci (si fa per dire). è andata com'è andata, e non aspettatevi da me acute analisi sul perché e il percome ─ non le so fare, non è mestiere mio, anche se qualche idea in proposito ce l'ho. ma che debba toccare a John Doorzon* esprimere gongolando le mie preoccupazioni in merito (anche se non sono le uniche), questo brucia sempre un po'.






John è più che contento di Berlusconi




«Fantastico, eh, un uomo che conferma tutti i pregiudizi sugli italiani?»













© Gerrit de Jager, 2008
http://www.doorzon.nl


*John Doorzoon è un personaggio del disegnatore satirico olandese Gerrit de Jager, il patriarca di una famiglia (De familie Doorzon, appunto) squisitamente disfunzionale, dove le storie sono giocate molto spesso sul filo degli stereotipi e del politically incorrect: John, il padre, è un conservatore nullafacente i cui unici punti fermi nella vita sono il porno, il borreltje (bicchierino) al Peg Bar, la tv e la vicina di casa tedesca e bona; Mieke, la madre, è una casalinga non tanto disperata quanto sfatta, fissata con l'ecologia; quanto ai figli, Doortje è una sventola notevole, ninfomane ma anche moglie affettuosa di Arie, il genero di colore che viene dal Suriname (e si può immaginare con quanta gioia John abbia accettato questo parentado); Tonnie è un atleta gay, fidanzato con Kees, il fratello di Arie (idem come sopra per la reazione di John, per il quale è già abbastanza duro avere un figlio homo); Ronnie è un nano sempre impicciato nello smercio di sostanze poco legali e signorine di piccola virtù. completano la famiglia Dozo, figlio di Doortje e di Arie (figlio unico, con grande dispiacere di Doortje che non manca mai di coinvolgere il marito in bizzarre disavventure sessuali nel tentativo di avere een tweede kind), e il Cane, testimone non tanto silenzioso e quantomai critico delle mattane della famiglia, tanto all'avvicinarsi delle vacanze gli tocca sempre e comunque rimanere legato a un albero accanto all'autostrada mentre il resto della famiglia se ne va in vacanza (anche se John gli lascia spesso vicino tv, giradischi e frigorifero).

scarabocchiato da farouchegrande alle ore 17:37 | Permalink | commenti
categoria:olanda, povera patria, missing the point, il mondo di fuori
giovedì, 10 aprile 2008
gattondodi Jimi, alias Jimicio, alias Stomme Kat, alias Teneronronron, alias Panzarotto Peloso, alias Gattondo (la motivazione di quest'ultimo soprannome potete trovarla nella foto qui accanto) ho già parlato in altri post, ma in questi giorni di lavoro a casa è una presenza particolarmente... be', presente, a prescindere dalle 16 ore giornaliere che ogni gatto che si rispetti chiama "sonnellino di bellezza".

non che richiami in modo particolare l'attenzione ─ tranne la mattina, quando viene a svegliarmi che è ora di colazione (la sua, principalmente) e quando in preda a timori random e non ben definiti viene ad avvolgersi intorno alla mia caviglia destra sotto la scrivania ─ ma la sua presenza, per quanto silenziosa, si sente. la sua sedia deve essere almeno a un metro e mezzo dalla mia, quando mi alzo per fare qualsiasi cosa (anche andare al gabinetto) lui deve venirmi appresso, e insomma fa di tutto per darmi l'impressione che la mia ombra si sia rimpicciolita, solidificata e impuffolita da ormai una dozzina d'anni.

ma l'affetto che mi porta non gli fa trascurare certo il padrone di casa. l'uomo che tredici anni fa proclamava sprezzante «a me i gatti piacciono solo con le patate» oggi è un gattofilo perso, mentore di tutte le colleghe aspiranti gattare e dedicato a spargere il Verbo che nella vita, comunque vada, un gatto ci vuole. la palla di pelliccia lo ha conquistato già nelle prime settimane di convivenza, quando gli correva incontro sulla porta ogni sera, si faceva raccattare e "lanciare" nel corridoio in una specie di slittata di panza (pelosa) e poi tornava da lui per ripetere il gioco. ci viene ancora incontro: basta che rientriamo tardi una sera ed ecco che, appena girata la chiave nella serratura, lo vediamo rotolare fuori come se fosse rimasto a origliare alla porta. dopodiché si dirige nel corridoio (dove passano i tubi dell'aria calda), con il trotterellio urgente che hanno i gatti quando vanno a fare qualcosa d'importante, e si mette panza all'aria per il grattino dovuto.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 19:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:diario, famiglia, gatti
mercoledì, 09 aprile 2008
non è che non voglia bene ai miei sei-lettori-affezionati-sei (sette, credo, inclusa mia mamma), ma mi è venuta voglia di pubblicizzarmi là fuori nella blogosfera.

perciò ho deciso di reclamare anch'io i miei 15 click di celebrità, ed ecco che adesso ho il mio bel Technorati Profile e il mio bel bannerino di BlogItalia.

vanitas vanitatum... con quel che segue.
scarabocchiato da farouchegrande alle ore 14:33 | Permalink | commenti (6)
categoria:diario, mondoblog